Concerto di domenica 11 gennaio 2004:

 

Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809-1847): Musiche di scena per il “Sogno d’una notte di mezz’estate” (Midsummer night’s dream) di William Shakespeare;  trascrizione dell’Autore per pianoforte a quattro mani.

 

Ouverture: Allegro vivace

Scherzo: Allegro molto vivace

Marcia degli Elfi: Allegro molto

Canzone e Coro: Allegro ma non troppo

Intermezzo: Allegro appassionato

Notturno: Con moto tranquillo

Marcia nuziale: Allegro vivace

Allegro comodo-Marcia funebre: Andante comodo

Danza di Bottom: Allegro molto

Allegro vivace come prima-Allegro molto

 

Duo pianistico Luca Schieppati-Corrado Greco

Letture shakesperiane di Paola Martelli

 

 

 

 

Felix, William e la Grande Magia

 

Felix Mendelssohn, Felice di nome e di fatto, nato in una famiglia colta e benestante, prima fanciullo prodigio paragonato a Mozart, poi uomo di successo sia come creatore che come organizzatore musicale, unico tra i grandi Romantici ad aver ricevuto i temperamenti gioviali e mercuriali in maggior copia di quelli saturnini, ci lascia,  con le musiche di scena per il Midsummer night’s dream di Shakespeare, una musica che ci parla della felicità. Comunque la si pensi  riguardo alla possibilità di esser felici per gli appartenenti alla infelice specie umana, sulle ali del canto mendelsoniano  non possiamo non dirci felici: ascoltiamo, e proveremo più pura gioia che con il beethoveniano Inno alla Gioia, che pur sempre esprime ideologia, quel genere di gioia insomma che ti vogliono procurare per amore o per forza. E sentiremo più magica serenità persino di quella che ci dona il  “Flauto magico” mozartiano, che vuole essere un percorso iniziatico, “per aspera ad astra”, così che neanche il fischiettante Papageno ci distrae dalle fatiche che ci attendono; e poi si sa che il Gran Salisburghese, anche nella luce più accecante, ti fa intravedere i neri umori dell’Averno. Ma non appena risuonano i primi flebili, cangianti accordi del “Sogno d’una notte di mezz’estate”,  è come se non più alcuna preoccupazione per le terrestri vicissitudini potesse scalfire la nostra aerea beatitudine, senza residui né di opprimente, virile volontà, né di infantile, inafferrabile malinconia. Perché nell’ Ouverture – composta, incredibile ma vero, a soli 16 anni – e nei restanti brani di questa Suite, scritti tre lustri dopo l’Ouverture ma  ad essa perfettamente omogenei nello stile, Mendelssohn, parla con la lingua non degli uomini, ma delle fate. Questo, va detto, anche a discapito di una piena aderenza al testo scespiriano. La commedia del Bardo, infatti, nonostante la levigata superficie fiabesca, è opera di densità e complessità tali da suscitare ad ogni lettura nuove scoperte. Possiamo considerare il Midsummer Night’s dream come un raffinato gioco di scatole cinesi: nello strato più esterno abbiamo il dramma mitologico delle nozze di Teseo, duca d’Atene, e Ippolita, regina delle Amazzoni. Poi c’è la commedia lirico-pastorale dei quattro giovani innamorati, Ermia e Lisandro, Elena e Demetrio. Apriamo un’altra scatola, e troviamo la fairy tale di Oberon, re degli elfi, e Titania, regina delle fate. Ultimo strato, ma non il meno importante, è quello della farsa un po’ sguaiata, nello stile della commedia dell’arte, con i rozzi personaggi capitanati da quel Bottom il cui nome è meglio non tradurre in italiano. Tutti questi diversi livelli interagiscono con una levità e una scorrevolezza che diresti magiche, o meglio oniriche, visto che, culmine del teatro nel teatro, gli stessi personaggi a un certo punto si chiedono se le loro vicende siano vissute o sognate,  così che facilmente, nella percezione dello spettatore, i diversi stili si uniformano ad uno solo ritenuto preponderante, quello appunto del racconto fatato e del sogno. Questa è perlomeno la lettura che ha avuto più credito dal romanticismo in poi, e  ruolo rilevante nel perpetuarsi di tale interpretazione fino ai nostri giorni spetta senz’altro alle musiche di scena scritte da Mendelssohn, e all’incantamento di quel colore orchestrale leggiadro e mutevole che trasforma ogni evento della rappresentazione, ragli d’asino di Bottom compresi, in pura bellezza.

Il breve spettacolo di musica e poesia (letture, dunque, senza messa in scena) che abbiamo pensato di allestire, essendo incentrato sulla musica di Mendelssohn (nella trascrizione per pianoforte a quattro mani originale dell’Autore) più che sulle parole di Shakespeare, vorrebbe, pur con la modestia dei mezzi a nostra disposizione, assecondare le fatate atmosfere suggerite dalla musica: per riuscirci dobbiamo davvero confidare, oltre che nella Vostra indulgenza e nella Vostra immaginazione, in quella che Eduardo chiamava “La grande magia”! (L.S.)

 

 

 

Paola Martelli si è laureata con lode in filosofia presso l'Università di Bari Si è diplomata come attrice alla Scuola di Teatro dello Studio Fersen di Roma.   

Ha studiato canto lirico con Lydia Stix Agosti, docente presso la Scuola del Piccolo Teatro di Milano. Ha svolto come attrice un'intensa attività teatrale, sotto la guida di registi quali Antonio Calenda e Michele Mirabella. Presentatrice di premi letterari, gala, recital, convegni etc. e conduttrice televisiva, ha al suo attivo anche una lunga e articolata attività radiofonica sulle reti Rai (prosa, varietà, rubriche culturali etc). Ha svolto il ruolo di voce recitante nella favola musicale Pierino e il lupo di Prokofiev, con la direzione di Bruno Campanella. Sempre nel ruolo di voce recitante ha collaborato con numerosi concertisti in Italia e in Svizzera. Presso l’Università di Bari ha tenuto un seminario sul Teatro dell'Assurdo e, annualmente, conduce un laboratorio di dizione. Dirige i corsi di recitazione teatrale e cinematografica organizzati dall’Istituto di Formazione Universicard di Bari con il patrocinio del Teatro Manzoni di Milano.

 

 

Duo pianistico Luca Schieppati - Corrado Greco

 

Troppo spesso la formazione di Duo pianistico viene considerata una soluzione di ripiego messa in atto da quei pianisti che non siano stati in grado di cimentarsi vittoriosamente con il repertorio solistico. Il Duo  formato nel 1995 da Luca Schieppati e Corrado Greco parte dalla premessa opposta: che cioè il Duo pianistico, stanti la altissima qualità estetica nonché l'alto  grado di virtuosismo di tanto del repertorio a disposizione, possa essere il punto di convergenza di due solisti già avviati nella propria carriera solistica. Al centro dell'attenzione di questo Duo, oltre ai capisaldi del repertorio (Ravel, Stravinskij, Bartok, oltre ovviamente a Mozart, Schubert e Brahms), anche la ricerca di quei brani che, pur composti da importanti Autori, non hanno ancora ottenuto la meritata notorietà;  va altresì sottolineato lo stimolo offerto dal Duo a diversi compositori per l'adattamento alle due tastiere di importanti opere sinfoniche (il “Sogno d’una notte di mezz’estate” di Mendelssohn, "Lo Schiaccianoci" di Tchaikovskij; lo "Oiseau de feu" di Stravinskij). Tra gli esiti più ragguardevoli del Duo, si ricordano la Nona Sinfonia di Beethoven nella trascrizione di Liszt,  la Sonata per due pf. e percussioni di Bartok, la Rapsodia Spagnola di Ravel.